Perché coltivare un’attenzione intenzionale, aperta e non giudicante al corpo e alla mente è importante? 

Il mondo in cui viviamo è un mondo frenetico e indaffarato: la nostra attenzione è bombardata da stimolazioni continue, c’è sempre qualcosa da fare e la nostra mente è costantemente impegnata. Penso sia chiaro a tutti che quando parliamo di mente stiamo parlando della risorsa più preziosa ed importante di cui disponiamo: è grazie a lei che percepiamo il mondo che ci circonda, è grazie a lei se a volte ci sentiamo felici, soddisfatti, stabili, creativi, concentrati, spontanei, premurosi e gentili verso noi stessi e gli altri. E quanto dedichiamo alla sua cura? 

Pochissimo! 

Cosa succede quando non ci prendiamo cura della nostra mente?  Ci stressiamo e soffriamo. Lo stress non dipende molto da quello che succede all’esterno, dipende principalmente da come leggiamo e ci approcciamo a quello che ci succede.

Una mente poco “lavorata”, poco attenta e quindi distratta diventa il nostro lasciapassare per un lungo e travagliato viaggio nel mondo dello stress; quando siamo stressati siamo più vulnerabili, ci troviamo incastrati in pensieri ricorrenti e poco piacevoli, siamo in balia di emozioni difficili e ci lasciamo trascinare dagli eventi. Sopravviviamo e sottovalutiamo il momento presente, incastrati tra un passato che non tornerà ed un futuro che ci spaventa.

Meno siamo attenti, meno siamo consapevoli, più diventiamo ostaggi di quello che ci succede. Inseriamo il pilota automatico e ci comportiamo di default, come se fossimo disconnessi da noi, dagli altri e dal mondo. 

Qui entra in gioco la pratica di consapevolezza. 

La Mindfulness può diventare la nostra palestra mentale quotidiana, un allenamento per farci familiarizzare con la nostra mente e con il presente, con i suoi momenti piacevoli e con i suoi inevitabili momenti spiacevoli. E’ una misura preventiva per ridurre la nostra sofferenza: l’atto di meditare può davvero offrirci una visione ed un modo diverso di approcciarci alla realtà. 

È necessario sfatare alcuni luoghi comuni: praticare non ci libererà dai pensieri spiacevoli, non ci farà smettere di pensare, non eliminerà emozioni (utilissime) come rabbia, paura, tristezza, sconforto, non ci permetterà di sconfiggere in maniera definitiva lo stress. Non risolveremo tutti i problemi della nostra vita e non diventeremo perfetti. Non aspettiamoci arcobaleni e cieli tersi.

Ma allora perché farlo? Per apprendere uno strumento gentile che ci permetta di navigare con la nostra barchetta anche quando le onde sono alte ed il mare è in tempesta, di essere stabili e radicati anche quando il vento del cambiamento soffia impetuoso, di vivere pienamente quello che ci succede, di imparare dalla sofferenza. 

Non è poca cosa, vero?

Articolo di Tiziano Furlanetto

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