Il mese di Ottobre è stato dedicato al tema del benessere psicologico. In tutta Italia è stato celebrato con diverse attività ma tutte orientate verso un unico obiettivo: benessere a 360 gradi. Anche noi del Centro Libenter ci siamo schierati in favore della causa, attraverso una campagna di sensibilizzazione al tema dell’obesità e ai rischi fisici e psicologici che ne conseguono. Lo abbiamo fatto attraverso alcuni post apparsi sulla nostra pagina Facebook  che suggerivano che cosa è e che cosa non è l’obesità. Alcune immagini sono potute risultare dirette e d’effetto ma l’idea era quella di gridare a gran voce un messaggio che vuole andare contro i pregiudizi e gli stereotipi che additano le persone obese come senza volontà e con poco, pochissimo autocontrollo. Nell’immaginario comune, l’idea di una persona che manifesta grossi problemi di sovrappeso, lo fa pensare dotato di una bocca famelica che riesce a divorare tutto ciò che ha sotto gli occhi. Eppure ci siamo mai chiesti il perché di questa difficoltà a perdere peso nonostante mille tentativi di dieta? Ci siamo mai domandati se oltre alla mancanza di volontà ci sia altro? Abbiamo mai pensato che la frustrazione e l’insoddisfazione che queste persone indossano sono di taglia extra large? Ecco, sensibilizzare per noi significa questo. Che cosa è e che cosa non è l’obesità: la nostra campagna non voleva dare risposte chiare e univoche a questo tema ma provare a fare luce sugli stereotipi e a non nascondersi dietro un pregiudizio che copre il reale valore di una persona al di là dei chili che indossa.

A conclusione di questa campagna, l’obiettivo può dirsi essere soddisfatto nella misura in cui la curiosità destata diventa uno stimolo, una sollecitazione alla riflessione su un tema che ci tocca da vicino e forse da vicinissimo se si stima che nel 2025 il 70% degli italiani sarà in sovrappeso (OMS). L’obesità è solitudine, recita una nostra cartolina. È una provocazione? Certo è che non tutte le persone che soffrono di obesità sono sole. Ma di nuovo, un’affermazione come questa vuole portare più ad uno spazio di riflessione non solo per chi la vive sulla propria pelle ma anche a chi, pur non soffrendone, può spostarsi in una posizione meno giudicante e perché no, consentiteci, meno ipocrita. In qualche modo ci siamo fatti sentire.

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