Ogni manifestazione creativa, e in particolare la musica, ha da sempre rappresentato per me un modo efficace per esprimere le emozioni che stavo provando in un determinato momento. Ogni giorno associo ciò che sento nel corpo ad un determinato genere musicale o ad un brano musicale, proprio come se ciò che scorresse nelle mie vene in quell’istante fosse quella particolare successione di suoni.

Rabbia, tristezza, paura, gioia, eccitazione si dipingono sul volto di un individuo e modellano come scultori i lineamenti del viso. Un modo funzionale per riconoscere queste emozioni è oggettivarle attraverso la creatività affinché si prenda distanza da esse ma non le si respinga.

Molto spesso ho trovato come accogliente rifugio la musica di Janis Joplin. La voce di Janis calda, “piena” e rassicurante ma contemporaneamente graffiante unisce in modo complementare il rock al soul. Essa permette all’ascoltatore di immedesimarsi nell’artista stessa e di rivivere anche le sue emozioni. Inoltre spesso l’artista modificava o aggiungeva alcune strofe ad un suo brano musicale con il fine di personalizzarlo in base a ciò che stava provando in quel momento restando sempre in contatto con le sue emozioni.

Talvolta mi sono domandata se la musica o più in generale l’espressione della creatività fosse per me una dipendenza in quanto mi rendevo conto di quanto fosse indispensabile trovare nelle parole o nei suoni di un brano musicale le emozioni che stavo vivendo. Poi ho capito, grazie ad una persona, che se un qualcosa non è effettivamente dannoso non c’è motivo di preoccuparsi, così continuo ad iniettarmi attraverso le mie inseparabili cuffiette la mia dose quotidiana di musica.

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Rubrica curata da Gabriella B. 

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