Come ci siamo arrivati fino a qui?

Cinque anni di cammino, siamo partite in 5 e ora siamo 100 associati e almeno 20 persone che contribuiscono ogni giorno a rendere questa Associazione un luogo di accoglienza e ascolto per chi soffre di un disturbo alimentare, o che soffre per una relazione dolorosa che esiste con il cibo e con il proprio corpo.

Il progetto Libenter come nasce?

 Dalla percezione di vuoto tra l’offerta di aiuto e la domanda. I servizi sul territorio hanno delle risorse limitate e le investono nel costruire progetti di cura per persone a rischio vita, con una sofferenza molto alta.

C’è una fetta di popolazione, la maggioranza, che fortunatamente non è a rischio ma comunque soffre e ha bisogno di essere ascoltata. Parliamo soprattutto di condizioni sottosoglia, non diagnosticabili o di sofferenze silenziose e non così esplicite. Libenter nasce con l’obiettivo di coprire quel vuoto e arrivare a tutta la sofferenza, con diverse porte d’accesso.

Mente & corpo, oltre allo slogan?

 Siamo molto abituati a parlare di mente e di corpo come se fossero due cose scollegate, ma non lo sono affatto. Le neuroscienze ci confermano che nella mente risiede il corpo e nel corpo esistono memorie e sofferenze che sono strettamente allacciate alla mente pensante. I disturbi dell’alimentazione sono disturbi che esprimono la sofferenza di un essere umano intero, coerente, complesso, ferito nel corpo e nella mente. L’approccio di cura più diffuso passa principalmente dalla psiche, a Libenter abbiamo voluto fortemente ridare valore e legittimità al corpo attraverso pratiche come lo Yoga e la Mindfulness, circondandoci di professionisti esperti nella comprensione della complessità dell’essere umano nella sua ricchezza.

Perché un servizio dedicato ai disturbi alimentari?

Perché una buona presa in carico, quando si tratta di lavorare con la complessità, ha bisogno di una rete estesa, forte e coesa

 

Il professionista privato ha un carico troppo grande quando incontra un paziente con un DA, così come il SSN non ha le risorse per occuparsi della complessità. La nostra associazione si propone come spazio di supporto o integrazione per costruire progetti post ricovero oppure per lavorare in rete con altri professionisti.

Come viene integrata la Mindfulness?

 Mindfulness significa consapevolezza, ed è una qualità innata della mente che nessuno ci insegna a nutrire. Abbiamo a disposizione una mente con un grandissimo potenziale ma ne usiamo solo una minima parte. Allenare la consapevolezza significa padroneggiare una risorsa in più, vivere la vita con tutti i suoi colori e affrontare la sofferenza con lucidità e fermezza. Tutti i professionisti che ruotano intorno a Libenter coltivano quotidianamente la Mindfulness e sono formati per usare questo strumento in modo strategico affinché diventi un facilitatore per il cambiamento. Ciò che si respira nella nostra associazione è pensato per essere non giudicante, aperto a tutti, che valorizzi l’essere umano e le sue risorse piuttosto delle sue mancanze.