Mindfulness – di cosa stiamo parlando?

Centro Libenter

Chiunque plachi i pensieri incessanti, come la pioggia fa con una nube di polvere, con la consapevolezza che deriva dal pensiero placato, raggiunge qui ed ora la dimora della pace.
(Itivuttaka)

 

La Mindfulness – metodo ideato e promosso dal dottor Jon Kabat-Zinn – è una pratica riconosciuta a livello mondiale come ‘pratica di consapevolezza’. Essa ci aiuta a riscoprire una profonda sorgente di pace e soddisfazione che vive dentro di noi. Si tratta di imparare ad affrontare con maggiore abilità ciò che la vita ci offre. Non ha nulla a che vedere con l’ottenere una visione della vita di radicale ottimismo, bensì si tratta di modificare la propria attitudine verso ciò che l’universo ha in serbo per noi. Ci mette davanti ad una nuova realtà, ben diversa rispetto a come siamo stati educati, secondo cui ‘è davvero possibile assaggiare un’alternativa a quel combattimento senza tregua’.

Ciò di cui sentiamo la mancanza nel profondo siamo noi stessi. Queste parole ci portano subito al fulcro della questione: viviamo in un mondo in cui veniamo allontanati sempre di più dal nostro centro; da qui nasce la necessità di riscoprirsi esseri consapevoli ed estremamente legati al momento presente.

Questo atto di radicale fiducia verso se stessi ci insegna a lasciare che qualunque cosa accada possa essere semplicemente così com’è. Buona parte del nostro emisfero sinistro passa tutta la vita a razionalizzare, cercare di ‘capirci qualcosa’, attribuire significato agli stimoli endogeni ed esogeni. Qualunque sensazione, emozione e pensiero è, però, per sua natura transitoria, ma soprattutto noi dobbiamo imparare a lasciar andare l’irrefrenabile impulso di identificarci con essi. La meditazione consiste proprio nel sapere prendere distanze interiori, accettando tutto ciò che succede, senza giudicare. Con la mindfulness possiamo imparare ad identificare i pensieri dannosi nel momento in cui sorgono e lasciare che il ‘vuoto’ che si crea si colmi di un profondo senso di pace.

Le emozioni che consideriamo negative non vanno interpretate come ‘problemi da risolvere’, bensì come opportunità ad invitare la parte più saggia di noi a giocare in prima fila, lasciandoci lo spazio ed il tempo di reagire nel modo migliore possibile, che spesso è ben diverso dalla prima opzione che il nostro tronco dell’encefalo ci propone.

Il metodo della Mindfulness ci insegna un concetto che appare banale, ma cela un significato profondissimo, cioè come uscire dalla trappola della sopravvivenza e imparare a vivere davvero.

Spesso atti banali come sforzarsi di sorridere possono cambiare il nostro umore e catapultarci in uno stato mentale positivo. Semplici espressioni facciali, come un sorriso, possono generare in noi un’emozione. Proprio per questo capiamo come la mente non sia a se stante, ma sia intrinsecamente e strettamente connessa con il corpo.

La questione è: vogliamo davvero passare la vita intrappolati in schemi che appartengono all’uomo ma derivano dalle lucertole? Siamo biologicamente predisposti a dare nuovo significato a ciò che accade, a rivalutare e costruire nuove narrazioni; abbiamo un potere immenso. Dobbiamo, però, imparare ad usarlo non contro di noi ma per noi e per l’intera umanità. Possiamo fermare il circolo vizioso imparando ad essere osservatori dei nostri pensieri. La mente ha lo straordinario potere di essere consapevole che sta pensando.

Un altro punto fondamentale è comprendere che le emozioni, gli stati mentali, non sono eventi da eliminare, da ‘correggere’, bensì da accettare così come sono. Lottiamo, invece di accettare le cose così come sono; viviamo la nostra vita con il pilota automatico; non riusciamo a stare nel momento presente perché siamo troppo impegnati a razionalizzare ciò che è stato e ciò che sarà. E’ tutto meravigliosamente collegato.

Per maggiori informazioni potete mettervi in contatto con le nostre volontarie Gabriella e Rachele esperte di Mindfulness.

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