Journal Club – DCA e Ritmi Circadiani: come si influenzano?

Nella prima puntata del Journal Club abbiamo parlato di come i ritmi circadiani influenzano la comparsa e il mantenimento dei disturbi alimentari. Pare esista un network centrale circadiano-edonico-metabolico che regola il comportamento alimentare e le sue alterazioni potrebbero portare a dipendenze da cibo. Già i cinesi, decenni fa, avevano intuito questo meccanismo. Una disregolazione della circadianità e correlata con malattie sia nel bambino che nell’adulto con un diverso spettro di gravità. Ne sono coinvolti il ritmo sonno-veglia; il ciclo mestruale; l’ansia; malattie infiammatorie; e anche malattie metaboliche quali diabete, fino ad arrivare ad ADHD e autismo. Pare che i lavoratori su turni si ammalino di malattie metaboliche con un rischio di 3 volte superiore, nonostante esista una variabilità individuale elevata.

Esiste una gerarchia di segnali coinvolti in questo processo. Il primo corrisponde alla luce solare, seguita dal timing dei pasti. Questo non significa che si debba mangiare tutti i giorni strettamente alla stessa ora. Nell’alternanza luce e buio, è necessario prediligere l’assunzione di cibo in fasi di non produzione di melatonina. Inoltre, regolarizzare il timing dei pasti fa sì che non ci sia ipoglicemia notturna, quindi permette di ridurre il rischio di abbuffate. In terzo luogo troviamo l’esercizio fisico, potente regolatore dei nostri orologi biologici, ed infine la temperatura. Sapevate che è più salutare dormire a 15-16 gradi? La temperatura del corpo di notte va giù di un paio di gradi, perciò dormire al freddo favorisce il calo di temperatura fisiologico, generando un circolo virtuoso.

Dal punto di vista di chi regola l’impulso a mangiare, sono coinvolte diverse parti del cervello:

  1. Ipotalamo
  2. Nucleo Paraventricolare
  3. Area Tegmentale Ventrale, che si occupa dell’aspetto motivazionale

Ciò che evolutivamente ci fa cercare il cibo è un aumento di Dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nel piacere, nel Nucleo Accumbens. Questo meccanismo è regolato da orologi interni, e ciò ci fa comprendere come le abbuffate notturne siano segnale di un meccanismo profondamente sballato. E’ pertanto necessario un approccio integrato affinchè il paziente possa guarire.

Viene quindi spontaneo chiedersi su che cosa si debba intervenire prima affinché il lavoro svolto possa essere il più efficace possibile. Possiamo partire dalla ‘gerarchia dei sincronizzatori’ prima citata. E’ necessario per tutti passare più tempo possibile all’aria aperta ed evitare la luce blu, ahimè presente nella maggior parte dei dispositivi elettronici. Viene spontaneo pensare che una terapia comportamentale possa essere molto efficace, come primo step. Inoltre è utile lavorare sulla ricompensa: è necessario che un pasto accenda tante lampadine diverse. Quindi è consigliato consumare pasti con calorie importanti, grassi bilanciati, colori diversi (l’occhio vuole sempre la sua parte no?), consistenza, profumi, e una masticazione prolungata che attiva fattori di crescita neuronali. Quando abbiamo molte soddisfazioni, il nostro orologio biologico si sincronizza.

Se non viene regolato in primo luogo il ritmo circadiano, l’efficacia dell’intervento terapeutico sarà minore. Questo si scontra con la difficoltà del paziente a cambiare le proprie abitudini, rendendo inevitabile un approccio integrato che considera il paziente come un’entità complessa, dove il disturbo è l’esito di un intricato intreccio di fattori diversi.

Fonti:

Mendoza → ‘Eating rewards the gears of the clock

Mendoza‘Food intake and addictive like behaviours: time to think about the circadian clocks’

Recent Posts

Lascia un commento

APPUNTAMENTI